domenica 13 gennaio 2013

ovunque non basta

 
Guardo un posto e lo vivo. Poi mi giro e vedo nitidamente come quello stesso luogo venga vissuto da una persona esterna, sconosciuta.
Il luogo che per me è prigione, devianza dell'essere, costrizione socioculturale, rinnegazione del sé per uno sconosciuto può significare chiarezza, respiro, calma, fuga, tranquillità, sfogo, martirio.
E io non lo percepisco perché sono troppo presa dalla disillusione, dagli automatismi, dai miei sentimenti, dalla voglia di evadere, dal pensiero di leggere, dall'anarchia di poter scegliere.
Poi apro gli occhi e mi rendo conto che quel luogo è un rifugio per molti. Un rifugio per vite forse monotone, forse difficili. Persone con un lavoro che disprezzano. Una lavoro che non rappresenta il loro essere, da cui non riescono a trarre soddisfazioni e gratificazioni. Persone che non hanno un lavoro da cui distaccarsi. Un lavoro che determini cosa sono e cosa non sono. Cosa vogliono essere o cosa no. Per definirsi c'è davvero bisogno di sapere cosa non siamo? Ma di chi stiamo parlando. Di me o di loro? Forse ci sentiamo allo stesso modo. E se io mi rifugiassi nei loro uffici o sulle loro scrivanie potrei forse sentirmi meglio?
A volte basterebbe essere ovunque ma non in quel luogo. A volte invece no. Ovunque non basta.

sabato 17 novembre 2012

donne.

Ho appena terminato la lettura del libro "Se questi sono gli uomini" di Riccardo Iacona e sono ancora sotto shock... Iacona descrive con estrema lucidità e stupore una violenza maschile figlia di una società malata, distorta che considera le donne come oggetti di proprietà.. una società che si autoproclama civile e avanzata, ma che in realtà sotto una “rispettabile” superficie di parole nasconde quintali di marciume. All'interno di questa società moltissime donne devono continuamente difendersi anche solo per sopravvivere.
Affermare la propria personalità, il proprio esserci è già un traguardo successivo che da molte non verrà mai raggiunto.. Spero che un giorno non ci sarà più nessuno che consideri la gelosia una cosa giusta, un pretesto per tirare un ceffone, per chiudere a chiave una porta, per tarpare le ali... Spero che un giorno essere donna non comporti più un rischio.. Spero che sempre più numerose saranno le denunce... ma soprattutto che queste denunce trovino un seguito nell'iter giudiziario, legislativo e di protezione.. e infine spero che non ci siano ulteriori tagli a quelle fondazioni che ogni giorno si prodigano di accogliere e aiutare le donne in pericolo donando loro la possibilità di rifarsi una seconda vita.. la possibilità di ricominciare.. proprio dal rispetto verso se stesse.

lunedì 29 ottobre 2012

letting my mind ...

 
Lascio la mia mente viaggiare senza nessuna costrizione, senza nessuna regola da seguire. Mi lascio trasportare da pensieri liberi che sollevano l'animo. Potrebbero turbare la realtà se si trasformassero in azioni concrete. Potrebbero portarmi a una vita completamente diversa da quella che sto seguendo. Ma sono pensieri. E la loro potenza consiste proprio in questo. Nell'offrirti una realtà alternativa sempre pronta ad emergere. Nell'essere una incredibile possibilità, una scelta fattibile ma
non obbligata. Una dimensione parallela in cui rifugiarsi in cui provare sempre emozioni forti, anche quando la realtà si fa difficile oppure un po' noiosa. Quando gli eventi quotidiani ci stufano o gli affetti ci confondono.

domenica 30 settembre 2012

errare humanum est

In questa notte insonne cerco di raggruppare i miei pensieri, di trovare un filo rosso che li possa riunire formando un qualcosa di compatto, che abbia una sua coerenza forse. Ma è inutile non ci riesco. I miei pensieri in questo momento sono come dei trattini posti uno vicino all'altro ma senza un consequenzialità, senza una logica.
Mi faccio domande sull'errare. Non mi ero mai soffermata troppo sul doppio significato di questa parola. Errare come sbagliare. Errare come vagare.
Trovo discriminante che vagare possa essere confuso con sbagliare. Eppure sono proprio queste le parole che rimbalzano nella mia testa e mi rendono insonne.
Errare humanum est. Per cui "Ingannarsi in un’opinione, sbagliare in ciò che si crede o si afferma" e "Andare qua e là senza direzione o meta certa" (treccani) sono azioni umane. Entrambe.
Eppure anche il significato di vagare è viziato da un costrutto sociale.  Cioè perché non avere una meta, ma semplicemente viaggiare per cercarla è considerato strambo, inutile?
E perché sbagliare pesa su di noi come un macigno, portandoci a volte a toccare il fondo, non sempre per risalire?
E come faccio a sapere se ho sbagliato io oppure abbiamo sbagliato in due, oppure se stiamo ancora sbagliando? Quando arriverà il momento lo capirò forse. O forse quel momento è già arrivato.

martedì 25 settembre 2012

è tornata. all'improvviso e senza avvisarmi. e questo la rende unica. speciale. è la voglia di scrivere, di esprimermi attraverso le parole. sorrido. sì sorrido perché è passato troppo tempo dall'ultima volta in cui ho percepito questa felicità e questo fluire di parole che passa direttamente dalla mia testa alle mie dita. con naturalezza. Ben tornata.

giovedì 11 agosto 2011

driiiiiin

è come se all'improvviso mi fossi svegliata e avessi realizzato il luogo e il tempo della mia fisicità e della mia spiritualità. sono all'interno di un percorso molto preciso che non so ancora dove mi condurrà. e io mi posso figurare quasi come in un videogioco su una strada sterrata che rappresenta il mio percorso. ogni tanto mi sollevo da quella strada raggiungendo la dimensione dell'assurdo, la dimensione del surreale. ma è proprio grazie a questa estraneazione che ho potuto accorgermi di tutto il resto. del perché di certi avvenimenti che si susseguono. del perché del movimento di certe cose. cammino e continuo a farlo. spesso dritta a volte come un gambero. ma non è negativo. mi permette di cambiare la mia prospettiva, il mio punto di vista non è più unico, congelato in un margine. no. è uscito dal guscio di protezione per esplorare una nuova strada.

sabato 26 febbraio 2011

cum scire

I periodi di cambiamento e transizione sono quelli in cui mi sento più fragile. Ogni avvenimento mi sconvolge rendendomi vulnerabile. Rischio così di entrare in un vortice di passivismo estremo perdendo completamente il controllo sulla mia vita e le mie emozioni; è sconvolgentemente bello mettersi in discussione, lanciarsi in un viaggio che non sai dove ti porterà, poter costruire nuovamente le proprie priorità. Ma questo avviene solo in un secondo momento, quello in cui prendi coscienza di ciò che ti sta accadendo e decidi di riprendere in mano le redini della tua esistenza, dandole un senso nuovo e incamminandoti verso una direzione sconosciuta fino a pochi istanti prima.